Paolone una vita nella notte della discoteca dagli anni 80 ad oggi.

Paolone una vita nella notte della discoteca dagli anni 80 ad oggi.


Intervista a  Paolo “Paolone” Guerri


Con la scusa di una riunione da discoteca, finta, ci siamo concessi il lusso di intervistare Paolo “Paolone” Guerri,  pr e promotore della movida ferrarese dal 1985 ad oggi. Capogruppo della serata Frank del venerdì e capo animatore del Capodanno 2018Paolone si presenta mercoledì 13 Dicembre alle ore 17:10 in tenuta ginnica, tutta grigia, piumino blu e telefono. Dopo i preamboli del caso accendiamo il registratore e cominciamo a parlare:

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Ma vuoi sapere tutto? Ho cominciato a 17/18 anni nel 1986, prima di partire per il militare. Ho cominciato con una sfilata, vestito da sposo alla Rotonda. Davo una mano ad Aldino, Patrizio e Matteo Carli a fare la serata, però non c’era la vocazione del PR, non esisteva ancora come professione, che è emersa più negli anni 90.

Come pubbliche relazioni ho cominciato all’ Opera Disco del Lido di Spina. Sopra all’hotel Gallia, una sorta di Pineta di casa nostra che faceva 1000 persone. Il mio giro era composto da Meridiana, Roof Garden, Bar del Sole e tutti gli stabilimenti balneari di Spina e andavo a rientro sugli inviti riduzione, non esistevano biglietti omaggio, e mi portavo a casa la bellezza di 1.000 lire a rientro facendo dalle 300 alle 350 persone a sabato.

A me la discoteca è sempre piaciuta ma soprattutto mi ha sempre affascinato la notte. Ho sempre detto di essere fatto per vivere di notte. Tutt’ora non andrei mai a dormire. Quando cala la notte le persone si trasformano, la voglia di divertirsi la musica le luci e il look per trasformati in ciò che vuoi essere. Lavoravo di notte e di giorno facevo il commesso in un negozio di abbigliamento di fronte alla Rotonda.

Quando ho iniziato nel mondo della notte ero timido e ci ho messo un po’ di tempo per entrare nella parte del PR o, come dico sempre, “venditore di fumo”.  All’inizio era solo immagine, giovani ragazzi che sbigliettavano. Mi ricordo che quando portavi in giro la pubblicità eri ben visto, esattamente il contrario di quello che succede oggi.

Negli anni ’90 se i cosiddetti locali pre-disco finivano i biglietti, dovevi correre a portaglieli se no era un dramma. Oggi è totalmente all’opposto, vieni snobbato.

Le pubbliche relazioni erano la novità negli anni ’90, io ero uno dei giovani che oltre a divertirsi nelle discoteche avevano trovato un lavoro. Per circa 15 anni non ho mai fatto una sera a casa. Funzionava così: si lavorava per un locale 2 sere alla settimana, generalmente, e ogni locale aveva la sua serata degli addetti ai lavori. Era un modo per farsi conoscere e pubblicizzare i propri eventi. Così c’era il lunedì La vie en rose, il martedì al Pineta, il mercoledì al Terminal a Padova, Parhasar o L’Extra in Veneto come in Emilia si girava come delle trottole da un locale ad un altro.

Il passaggio da Pr ad organizzatore è stato graduale. Nel 1991 ho preso in gestione (come socio) il bagno Hawaii al Lido di Spina, e tra l’altro quell’estate è sempre piovuto. Quella stessa estate, alla Casbah del lido delle Nazioni ci lavoravano Luca e Alex e mi chiesero di collaborare. Quindi chiudevo il bagno alle 23, andavo al Casbah fino alle 5 e tornavo alle 8 del mattino per riaprire il bagno. D’inverno lavoravo all’Enigma, di sera e di giorno facevo il commesso da Marlow in San Romano. Guadagnando di più in discoteca, la scelta è stata facile da prendere.

Diciamo che la prima possibilità di fare il salto alla direzione artistica me l’ha data Fabrizio Zanella con il Sinatra di quegli anni, facendo stagioni indimenticabili. Poi il compianto Luigi Piazzi mi chiamò al Barracuda e al Controvento, da li mi sono affermato come organizzatore e tutto è andato in meglio. Quando si fa qualcosa che ti piace e ci metti passione il salto di grado è una figata.

Nella mia esperienza ho visto il boom delle discoteche, le ho viste crescere, arrivare all’apice e poi decrescere, credo che tutto sia ciclico. Le generazioni cambiano, se pensi che l’avanguardia per i miei genitori era la Balera, oggi vista da un giovane di 18 anni è preistoria come già lo era negli anni 80. Oggi è tutto diverso con la tecnologia usi e costumi sono cambiati e non è crisi, è il mondo che è cambiato.

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 Le persone della discoteca e le amicizie


Nella mia esperienza posso dire che il 97% delle persone incontrate nel lavoro rimane un rapporto superficiale e gli amici sono veramente pochi. A Ferrara poi con il famoso “Ciao bel” non si entra mai veramente in contatto.

Per quanto riguarda il pubblico femminile posso solo dire che questo lavoro ti dà la possibilità di conoscere tantissime ragazze, se però non ci sai fare non serve a niente. E chiudo qua l’argomento.

Nella mia carriera ho sempre adottato la trasparenza. Me lo si legge in faccia se una persona non mi va a genio. Credo che per questo motivo, soprattutto nel mondo dei locali, mi sia sempre stata riconosciuta questa virtù.

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Gusti mode e passioni: abbigliamento, autovettore e cocktails


Io ho sempre tenuto tanto alla moda e all’abbigliamento. Ti dico i “tappi”:

Quando andavo al Chicago di Baricella, ad ascoltare la musica afro e funky, che all’epoca era solo per i fighetti, l’abbigliamento si comprava rigorosamente in piazzola a Bologna oppure al Polvere di Stelle. Il “must” erano gli stivali texani vacheros, che servivano per contenere i pantaloni. I pantaloni erano in crosta o in pelle o jeans smacchiati con candeggina, per fare quell’effetto “muccato”. Le camicie me le faceva mia nonna, stile corsaro con le frange, introvabili! Questo era il tappo da Chicago ma anche Arena, Typhoon, Cosmic e ovviamente della MECCA. Mi ricordo di quei locali come il massimo per i fighetti, macchinoni e il meglio della gente del momento.

Poi è venuto il momento dei Paninari, fine anni ’80, e li si parlava di Moncler, Best Company, El Charro e Timberland anche d’estate, un classico. Ho sempre seguito poi la moda del momento non elemosinando nulla sulle spese. Compravo da Tasmania, Emporio Armani e tanti negozietti e ovviamente, tutto di marca.

Per la serata Frank posso consigliare ai clienti amici le Adidas Stan Smith o Philippe model. Anche se non mi sento un guru della moda.

Lavorando in discoteca eravamo sempre intorno al bar. Io non sono mai stato un gran bevitore. Ho cominciato a bere con il cocktail Black Russian, quello nel tambler alto. Poi una sera ho esagerato un po’ e mi sono convertito al gin lemon. Sono passate mille mode, Moijto, caipirinha caipiroska o moscow mule, ma io non mi sposto dal sano gin lemon.

Le macchine erano la mia passione. Di motori non ci ho mai capito niente ma mi sono sempre piaciute. La mia primissima macchina è stata la R4 ma quella degna di nota potrei dire mitica Fiat Croma CHT bianca con finestrini elettrici e idroguida. Poi serie 5 della Bmw comprata usata con motore fuso, poi la Saab cabrio ecopower che ancora ad oggi rimpiango di avere venduto, e infine Mercedes SL che quando ce l’avevo mi sentivo invincibile, anche questa sempre di seconda mano. Poi sono arrivate le station wagon ma già a quel periodo mi era passata la passione.

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Rapporto con la tecnologia


Io non sono mai stato molto sgamato con la tecnologia.

Il mio primo telefonino fu nel 1990 un Panasonic dal costo di 1.000.000 di vecchie lire. Era il periodo in cui tutti avevano il NEC ed il Cityman. Io scelsi quel telefono che perdeva i pezzi, aveva 15 min di autonomia e dovevi essere pronto con la batteria di scorta. Il mio Panasonic era brutto ma ne andavo fiero, perché non ce l’aveva nessuno, ed ero diverso. Quando tutti avevano il cinquantino, io volevo lo scooter, quando tutti giravano con il Booster io avevo un PegeoutDovevo sempre distinguermi.

Successivamente i miei ex soci mi parlavano sempre di un certo Facebook… ti devi iscrivere! Paolo se ti iscrivi ti cambia la vita!

E così dopo anni di insistenza mi sono iscritto. Bello, ma ho sempre pensato che per le pubbliche relazioni anche se hai la possibilità di comunicare con tutto il mondo istantaneamente, vale molto di più il rapporto di persona. Tutto il mondo dei social sta tornando alle origini. La pubblicità sui social satura gli schermi e quindi bisogna ritornare ad una dimensione “alla vecchia”.

Il social ti assorbe e anch’io ne vengo risucchiato. Mi sono reso conto che non riesco più a vedere un film o una partita di calcio senza essere interrotto da notifiche, messaggini e chat, e mi spaventa.

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La musica delle feste ed i dj


Adesso ti posso dire che non ascolto musica perché non mi piace e non mi ci ritrovo e non mi spiego.  I primi anni andavo in discoteca solo per ballare. Nella mia compagnia si faceva a gara per essere più innovativi nel ballo. C’era quello che ballava meglio, che veniva considerato con rispetto, c’era chi copiava e lo si compativa. Io ovviamente passavo più tempo sul cubo che in pista, ma per distinguermi. La musica in discoteca era per me Funky e Afro, disco ‘80 fino alla house ‘90. Non sono un audiofilo e non mi sono mai piaciute le deviazioni musicali come la techno o la progressive, perché non mi appartenevano. Tra tutti i generi musicali la musica anni ’80, se l’ascolto oggi, mi lascia ancora delle emozioni.

Ho avuto modo di lavorare con tantissimi Dj e se dovessi darti qualche nome potrei dirti:

  • Carmine Sorrentino dj: compagno di mille feste
  • Marco Ossanna dj: un pioniere, dj vocalist e padrone di casa del Pineta di Milano Marittima.
  • Eddi dj: lui c’è sempre stato, siamo cresciuti insieme e c’è un grande rapporto affettivo è bello oggi condividere la serata del venerdì.

 

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 Sogni di Paolone


Nel nostro territorio, i lidi ferraresi non sono mai stati sfruttati come dovrebbero. Ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia su quello che non funziona o andrebbe cambiato. Nonostante questo, rimango sempre dell’idea che l’aperitivo in spiaggia sia una grande opportunità e un momento di aggregazione per tutti e se cambiasse la regolamentazione attuale, non nego che mi piacerebbe fare qualcosa.

Il sogno nel cassetto è di vedere i locali tornare quel fenomeno di costume e di aggregazione trasversale che era una volta.

Il divertimento oggi è sempre lo stesso.

 

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